Obbligo di Diagnosi Energetica ed ISO 50001 dopo i chiarimenti del MiSE. Vera semplificazione?


Il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato a dicembre il documento “CHIARIMENTI IN MATERIA DI DIAGNOSI ENERGETICHE E CERTIFICAZIONE ISO 50001“ salutato da più parti come la tanto attesa semplificazione a favore delle imprese che con la certificazione ISO 50001 dimostrano più impegno sul fronte della gestione dei propri consumi energetici. 

Ma il MiSE ha davvero introdotto una semplificazione? 

A me non sembra!

La parte più importante dell’obbligo è la Diagnosi Energetica. Il resto, cioè selezione dei siti e compilazione files excel per ENEA) sono quisquilie. E la DE, che la invii o meno ad ENEA, deve essere conforme all’Allegato 2 del Dlgs 102/14. In ambito ISO 50001 la DE la realizzo con riferimento alle norme della famiglia UNI CEI EN 16247 quindi è conforme come già chiarito a suo tempo. 

Quindi sul lato operativo non ho particolari semplificazioni.

Per meglio valutare quali vantaggi potrebbero derivare dai chiarimenti ho provato a mettere a confronto gli adempimenti nelle due situazioni, qualora l’impresa non intenda avvalersi dell’esenzione dalla realizzazione ed invio della DE e quando invece voglia usufruire dell’esenzione per i soggetti con SGE certificato.

NO ESENZIONE ESENZIONE
Invio campionamento siti

Valutazione copertura / Campionamento siti
Invio file excel riepilogativo Invio file excel riepilogativo
Redazione DE conforme All.2 Dlgs. 102/14 Redazione DE conforme All.2 Dlgs.
102/14
Invio DE

Invio copia certificato ISO 50001

Invio “Matrice di Sistema”


Prima di questi chiarimenti avrei quindi inviato la DE realizzata ai fini ISO 50001, compilando i files excel riepilogativi; ora non devo inviare la DE ma comunque averla conforme, e devo compilare ed inviare i files excel riepilogativi. 

Inoltre per dimostrare la conformità occorre utilizzare il nuovo file “Matrice di Sistema”.

Può darsi che in alcuni casi particolari di aziende multisito si riesca a ridurre il numero di DE necessarie rispetto a quante ne risulterebbero utilizzando la clusterizzazione proposta da ENEA. Penso ad esempio ad imprese con un sito con grandi consumi (superiori al 50% dei consumi totali dell’impresa) e gli altri con consumi ridotti; in questa situazione se il sito più grande è certificato ISO 50001, il vincolo di copertura di almeno la metà dei consumi totali introdotto dai chiarimenti darebbe vita ad una riduzione del numero delle DE necessarie in quanto sarebbe sufficiente quella sul sito più energivoro. In alcune situazioni particolari si ha quindi una effettiva semplificazione.

A lasciare ancora più dubbi sulla reale utilità di quanto stabilito nel documento è l’apparente limitazione alle grandi imprese della possibilità di esenzione. Leggendo il primo paragrafo dei chiarimenti sembrerebbero infatti escluse le imprese energivore: ”La grande impresa che adotta un sistema di gestione volontaria ISO 50001….”.

Stanti così i termini si riduce ancora di più la platea delle imprese beneficiarie e ciò non costituisce sicuramente stimolo all’adozione di un Sistema di Gestione dell’Energia, cosa che sarebbe invece auspicabile al di là di ogni obbligo.

Considerando quanto visto finora siamo quindi di fronte ad un tentativo di semplificazione, che nella maggior parte dei casi mi sembra quasi si trasformi in una complicazione per le imprese che decidessero di chiedere l’esclusione. Ogni impresa è comunque libera di valutare quale iter è preferibile per sé e scegliere di conseguenza.

La vera semplificazione è rivolta ad un ridotto numero di imprese tra le poche già certificate ISO 50001; credo si sia fatto tanto rumore per nulla.

A cosa serve la diagnosi energetica?

Si parla tanto di audit o diagnosi energetica, ma come è fatto un audit valido ed a cosa dovrebbe servire?

Incontro quotidianamente tanta ignoranza in merito. Tanti parlano di diagnosi energetica senza sapere cosa sia, quali devono essere i suoi contenuti, qual è il risultato che ci si attende e soprattutto quali possono essere i passi successivi. 

In effetti se fosse fine a se stessa non varrebbe la pena realizzarla considerato l’impegno necessario a fare un buon lavoro! Se ci danniamo l’anima per spiegare ai nostri Clienti perché farla, se cerchiamo di convincerli a non accontentarsi di un documento da mettere nel cassetto per potersi sentire a posto con la coscienza o a posto con un obbligo normativo è perché siamo convinti della sua vera utilità e vorremmo che fosse percepito da tutti. 

La diagnosi, oltre ad essere il punto di partenza è il momento in cui si dà una dimensione all’efficienza realizzabile; magari una dimensione minima, suscettibile di ulteriori miglioramenti in cicli successivi di analisi delle possibilità, ma siamo pur sempre dinanzi ad un prima quantificazione realistica di quello che fino ad un istante prima era solo un’aspirazione generica. 

Le definizioni ufficiali, riportate a fondo, ci aiutano a capire cos’è, ma elencando i passi fondamentali credo si riesca a comprendere meglio il percorso di realizzazione:

  • definizione dei confini dell’oggetto di diagnosi
  • raccolta dei dati di consumo ed economici dei singoli vettori energetici che entrano nei confini definiti e dei dati di output, cioè di cosa si vuole ottenere con l’energia che si consuma (un prodotto industriale, un servizio, determinate condizioni climatiche e così via)
  • ispezione degli usi dell’energia in entrata e di eventuali trasformazioni interne con la costruzione di un mappa dei consumi
  • individuazione dei parametri che influenzano il consumo, siano essi voluti o non voluti e raccolta dei dati ad essi relativi
  • analisi degli usi dell’energia alla luce dei dati e delle informazioni raccolte, con costruzione di un modello di consumo per vettore energetico e per uso
  • validazione del modello così ottenuto
  • calcolo di opportuni indici di prestazione energetica 
  • individuazione di possibili opportunità di miglioramento dell’efficienza energetica
  • calcolo benefici e stima dei costi per ogni singola opportunità o per gruppi di esse, in modo da tenere in conto eventuali effetti congiunti che possano avere sui consumi effetti minori della somma dei singoli
  • indicazioni per un piano di misura e verifica che consenta di calcolare in modo corretto i risparmi energetici effettivamente ottenuti in caso di realizzazione di almeno una delle proposte di efficientamento presentate
  • analisi economico finanziaria delle opportunità di miglioramento tenendo in conto, in modo cautelativo, anche possibili forme di incentivazione o di finanziamento agevolato
  • comunicazione dei risultati

Lo scopo ultimo è quindi l’individuazione e la definizione di possibili interventi volti a migliorare l’efficienza di quanto contenuto nel perimetro di audit ed il calcolo degli indici economico finanziari utili per la valutazione.

Visto così sembra già un gran risultato: so cosa posso fare, quanta energia potrò risparmiare a parità di altre condizioni, quanto mi costa realizzarlo ed ho anche elementi oggettivi per decidere.

In realtà è un grande punto di partenza per un percorso di efficienza energetica efficace. Ecco perché si considera la fase di diagnosi come la fase di emersione del risparmio energetico possibile, risparmio che verrà catturato quindi reso tangibile solo al termine del ciclo di efficientamento nel momento in cui, dopo aver realizzato e messo in funzione i miglioramenti, il risparmio verrà quantificato dalla misura e verifica di dati reali. 

Ricordiamoci infatti che l’efficienza ha come finalità una riduzione dei costi, cioè l’output finale è un risparmio economico reale che deve essere dimostrato ed essere realizzato a parità di tutte le altre condizioni.

Definizione di Diagnosi energetica nel D.Lgs. 141/16 (disposizioni integrative al D.Lgs. 102/14 a sua volta recepimento della direttiva 2012/27/UE):

“procedura sistematica finalizzata a ottenere un’adeguata conoscenza del profilo di  consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici,  di  una  attività  o impianto industriale o commerciale o di servizi pubblici o privati, a individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici e a riferire in merito ai risultati”

Definizione di Diagnosi Energetica secondo la norma UNI CEI EN 16247-1:2012:

“ispezione sistematica ed analisi degli usi e consumi di energia di un sito, di un edificio, di un sistema o di una organizzazione finalizzata ad identificare i flussi energetici ed il potenziale per miglioramenti dell’efficienza energetica ed a riferire in merito ai risultati”

Visione e azione

Una visione senza un’azione non è che un sogno, un’azione senza una visione non è che una penosa incombenza, una visione con un’azione sono la speranza del mondo.

In una chiesa del Sussex  –  1730 circa

Come meglio riassumere il punto di vista di chi si occupa di efficienza energetica con la convinzione, per non chiamarla presunzione, di fare qualcosa di utile per il nostro futuro?

Abbiamo la visione del risultato a lungo termine, abbiamo la voglia di studiare, aggiornarci, sperimentare nuove tecniche, immaginare soluzioni che ci permettano di continuare ad ottenere gli stessi risultati a fronte di un consumo di energia inferiore. Ma a nulla servirebbe tutto questo nostro impegno se non corroborato dalla messa in atto degli interventi individuati e dalla dimostrazione della loro reale efficacia.

Ci sentivamo un po’ sognatori prima delle scadenze 2015 sulle Diagnosi per i soggetti obbligati. Ci eravamo illusi che il risultato dell’obbligo di diagnosi energetica portasse anche alcuni nostri Clienti a toccare con mano le possibilità che abbiamo davanti a noi. Superata quella scadenza ci dicevamo che più fossimo stati bravi a identificare e rendere appetibili e sostenibili le attività proposte, tanto più avremmo reso probabile l’azione mirata ad avviare un ciclo virtuoso.

Dopo tre anni mi sembra che in gran parte le aspettative siano rimaste sospese nel vuoto, credo che la nostra visione solo in una percentuale ridotta di casi si sia materializzata in una serie di azioni convinte ed efficaci.

Un’occasione persa? Può essere, sicuramente rimandata; ma la visione non scompare e ci guida ancora nella nostra attività quotidiana. Riusciremo a diffonderla ed a stimolare l’azione. Continuiamo a credere di fare qualcosa di utile per il nostro futuro!